giuliano

venerdì 21 luglio 2017

DE UMBRA CICERONIS (Seconda parte)










































Precedenti capitoli:

De Umbra Ciceronis (1)














Uno scambio incessante, indispensabile immutabile ed immutato, perché è la vita.

Così mi accingo alla costruzione di questo Tomo in nome della Vita il quale pongo nell’insieme degli altri Tomi donde deriva e al di sopra di quelli non per superarli ma ravvivarne l’humus dell’intero bosco.

Ma siamo soggetti a molti rischi a troppi inganni…

Fra l’inizio e la fine ci sono dei perché come le punteggiature o virgole all’interno di un discorso. Più che di certi punti esclamativi, questi sono riduttivi. Mentre coloro che si soffermano su degli stili di vita, e modellano grazie ad essi tutta l’esistenza non convergono a degli interrogativi, bensì a delle pause più o meno lunghe negli intermezzi della frase, del discorso, dell’opera che si accingono a compiere ogni giorno fra quell’inizio e la certa (??) fine.

Si soffermano senza proseguire nel cammino, non compiono sforzi intellettivi per andare alla fonte della retta che corre da - A - e arriva a - B - .
Si sottomettono senza porsi in discussione ad infinite costruzioni dove trovano significato per la propria esistenza e quella degli altri, certi di essere alla fonte dei perché. Non si accorgono invece di essere fermi in interminabili pause storiche, che con il proprio operato tendono a ricomporre con puntuale precisione. Quante volte sottoponendoci alla umiliante visione (per l’essere umano evoluto) delle notizie che ogni giorno ci giuncono a conferma di questa teoria, ci accorgiamo che le pause, le punteggiature, le virgole tendono ad essere costanti insormontabili per il giusto progredire dell’essere umano. E tutti coloro che si dilettano in questo modo a concepire la grammatica della nostra esistenza, ne rallentano in verità la vera ascesa.





Così in questo spazio MULTIDIMENSIONALE ci accorgiamo che in realtà la  percezione tende a trascurare, per nostro limite, altre dimensioni. Quando immaginiamo una scala, in senso prettamente metafisico, tocchiamo per il vero le ragioni della fisica. Ma dobbiamo adoperare un’immagine surreale, che non corre verso l’alto, ma bensì cerca di distaccarsi da quel giogo di gravità (intesa questa sia in termine fisico che culturale) a cui siamo sottoposti.

Se pensiamo l’uomo, la storia da lui creata e lo spazio occupato (con i risultati raggiunti da quando riscontriamo i segnali della sua presenza) su questa terra, ci accorgiamo che per rispondere ad alcune domande circa il suo operato dobbiamo rivolgerci ad altre scienze. Sia i risultati ed i traguardi raggiunti, sia le nefandezze compiute nei secoli possono essere spiegati con le scienze che conosciamo, così siamo sicuri dire e pensare fra una pausa e l’altra. Vi sono in realtà insufficienti argomentazioni attendibili circa i temi trattati da talune discipline per svelare la natura umana: dobbiamo cercare, così come faremmo nel cosmo, altri fattori per spiegare la vera essenza e provare a comprenderne le leggi che ne determinano lo sviluppo, il  carattere, l’indole.

…E procedere quindi alla costruzione o almeno al lavoro di cui legittimi eredi di un più probabile Dio impediti nell’Opera cui la Natura conosce la propria spirale specchio dell’intero Suo Universo…
(Da una lettera di Aldo…)




…La peste dello straccio iniziò a sconvolgere il mondo dei collezionisti verso il…

Un bacterio di origine incerta proveniente da chissà dove incominciò a diffondersi nel mondo occidentale, affettando ogni foglio di carta di stracci, e cioè ogni libro prodotto dal tempo di Gutenberg sino a circa la metà del XIX secolo, quando era entrata in uso la carta prodotta dalla cellulosa.
Una notevole beffa della sorte, perché sino ad allora era la carta prodotta dal legno che veniva considerata deperibile nell’arco di settant’anni, mentre in deperibile era considerata (e a giusto titolo) la carta prodotta dagli stracci. Ma già da tempo editori di tutto il mondo stavano producendo libri di pregio su ‘acid free paper’, e la carta da legno stava affermandosi come abbastanza capace di sopravvivere nel corso degli anni, tenendo testa a quella fresca e crocchiante dei più freschi incunaboli.
Così la situazione si stava però totalmente rovesciando: non solo la carta da legno diventava inattaccabile dal tempo, ma quella che costituiva la gloria degli stampatori dei secoli precedenti, nelle biblioteche di tutto il mondo civile, si stava letteralmente polverizzando sotto l’azione funesta del famigerato batterio…
(U. Eco)




…Possiamo solo consolarci del fatto che la completa devastazione non sia del tutto avvenuta. Cioè che l’annunciata Apocalisse non sia del tutto sopraggiunta anche se nel ricordo antico di un torchio rimembriamo l’antica avvisaglia contando i segni ed i numeri di una sicura fine… decifrati ed afflitti verso un Dio annunciare castigo e punizione per aver osato troppo sempre più di tanto di quanto concesso e permesso a quell’uomo evoluto e del tutto inconsapevole circa la meschina piccolezza e bassezza per ogni materiale conquista che non sia certezza di Natura…

La distruzione del mondo vivente dovuta alle normali attività umane quotidiane è, invece, come annunciato, già in atto!

Infatti stanno uccidendo soprattutto la vita non umana, ma sempre più spesso stanno anche causando la morte dei cosiddetti umani. E ciò sta accadendo semplicemente perché stiamo sommergendo il graduale degrado del pianete sotto i nostri consumi (quindi alla materia detta).

Stiamo sterminando i non umani e distruggendo i loro habitat nell’inutile tentativo di alimentare e sostenere la vita umana.




Stiamo trasformando le praterie, le foreste pluviali e le paludi in deserti sterili. Aumentando più il controllo sulla Natura al fine di migliorare l’esistenza umana, per ironia della sorte, stiamo progressivamente impoverendo la qualità della nostra stessa vita.

Ogni umano consuma nel corso della vita molte più risorse ed energia di quanto non facesse un tipico raccoglitore del periodo preagricolo. Ad esempio, se si considerano le risorse e l’energia prelevate dall’ambiente in una settimana da un occidentale medio per la propria casa, le proprie automobili ed il proprio stile di vita, esse molto probabilmente supererebbero di gran lunga quelle consumate da un raccoglitore del Paleolitico in un anno intero.
Se definiamo l’utilizzo dell’energia e delle risorse in termini di domanda individuale, possiamo calcolare quanto l’umanità attuale pesi sul pianeta. Se calcoliamo la domanda individuale media in tutti i Paesi del mondo, dai più ricchi ai più poveri, possiamo farci un’idea di quanto maggiore sia l’impronta ecologica di un essere umano oggi rispetto a quella di un individuo di 10mila anni fa, o solo di 500 anni fa.
Confrontando lo stile di vita di un occidentale medio rispetto al suo consimile del Bangladesh il rapporto è di uno a 50, cioè 50 volte superiore rispetto al terzomondista.

Fintanto che aumentano in maniera vertiginosa sia la popolazione umana che le sue irrinunciabili richieste, sempre più terre saranno sfruttate. Sempre più Natura annientata. Sempre più risorse verranno consumate, sempre più habitat naturali distrutti e sempre più vite non umane annientate.
Intere specie animali e vegetali stano estinguendosi come risultato diretto dell’intensificazione del pianeta. Ci sono sempre state estinzioni di specie dovute a cause naturali, ma quelle attuali causate dall’uomo stanno succedendosi ad una velocità parecchie centinaia di volte superiore rispetto al passato. Stiamo estinguendo specie ad un ritmo molto più elevato di quello con cui la Natura è in grado di produrne di nuove.
Alcuni biologi sostengono che stiamo bloccando l’evoluzione.




Che cosa stanno facendo?

Grazie alla spinta baconiana ad utilizzare scienza e tecnica per ‘migliorare la condizione umana’, stanno rapidamente distruggendo la nostra e vostra ‘condizione’, ovvero l’intero mondo che ci circonda.

Sicuramente è giunto il momento di ripensare l’ideologia del dominio…

Oggi rispetto al comune passato disponiamo di un’ideologia del dominio estremamente aggressiva, e viste le condizioni di progressivo degrado del mondo che ci circonda, è molto probabile che in futuro l’ideologia del dominio diventi ancora più aggressiva: cieca ed aggressiva, dato che i suoi fedeli sponsor e sostenitori continuano a indicarla come strumento utile per affrontare l’attuale crisi umana, sociale e ambientale.

Quindi non c’è da stupirsi se il suo comportamento sarà quello rilevato e rivelato nei libri di Storia circa il libero arbitrio perseguitato, e circa la visione di un  Primo o Secondo Dio pregato…

State pur certi che l’inquisitore e con lui l’ortodossa dottrina ben custodita…

State pur certi di riconoscere medesimo passo e Opera donde il rogo regnerà sovrano reclamare la morte dell’Eretico e con lui di ogni Verità perseguitata…

State pur certi la Storia compiere medesimo enunciato pur annunciandosi evoluta nella nuova tortura…

State pur certi la Verità confusa e barattata al Tempio di un medesimo Tempo nato… comporre Spazio e materia rinnegare e sacrificare ogni Principio e Dio…




Quindi è assolutamente necessario convincere la maggioranza dell’umanità che l’ethos dell’ideologia del dominio non rappresenta l’ordine naturale del mondo, e per quanto antica e radicata possa essere, anche questa falsa ideologia, ebbe un inizio e, dunque, può conoscere una fine.

Che sia una nuova Apocalisse non c’è poi tanto da stupirsene….

Che sia l’inizio della fine non c’è poi da meravigliarsene…

…Che sia la copertina di un antico Tomo già scritto e stampato non fa poi tanta meraviglia e chi Eretico per sua Natura scrutare Diavolo e Dio all’opposto di come la miniatura cingere l’ordine del dominio come sempre pregato…
(J. Mason)

     

    











                  

domenica 16 luglio 2017

E BREVI FRAMMENTI IN RIMA (2)



















Precedente capitolo:

Note del Tempio in rovina (1)














....Ed io che non conosco e non prego croci,
su una croce di legno segneranno la mia moneta,
e il tempo di chi la conia.
La rabbia ci assale,
nel ricordo del sentiero cancellato,
nella certezza di un inganno mai raccontato.
Se anche lo fosse, ed è,
il tempo e denaro non permettono l’indugio della verità.
La verità ammirata, annusata, respirata, contemplata, pregata e pianta,
nell’angolo di un torrente, nell’antro di un caverna, nel fitto di un bosco,
al margine di una vecchia mulattiera,
vicino ad una lapide,
un sasso che parla,
una croce che urla,
un granaio che brucia,
una casa che piange,
una donna che fugge,
uno sparo che insegue,
una fila di cadaveri che compare invisibile,
una corda che pende,
il silenzio di un urlo…e nessuno che ha udito.
Volti che piangono,
volti che scompaiono,
anime che imprecano,
vendette che esplodono.
Ma nel fragore di tanto silenzio qui o lassù,
tutto il tempo che è e ci è appartenuto, muove l’anima,
fa vibrare l’oscuro sentimento dell’oracolo,
dello sciamano,
del pazzo.
Pazzi per secoli, abbiamo contato tempo e denaro,
per il Dio del sacrificio.
Pazzi per millenni abbiamo confuso ragione e sentimento,
verità e preghiera, Dio e Diavolo.
In cima alla via, in fondo alla valle, hanno chiuso il libro
che per millenni si è aperto ai nostri occhi,
hanno eretto croci e segnato vie e sentieri,
cancellato pietre e montagne,
mari e civiltà, anime e universi,
di un mondo e una natura che parla la sua lingua,
la sua storia,
il verso del tempo e del luogo,
il geroglifico stratigrafico della pietra…
…nostra compagna che impreca, che suda, che scorre e arma.
Il tempo dell’essere ed appartenere,
la moneta di un più giusto e probabile Dio. (2)

Così ora, tra una pagina e l’altra,
che dono come panorami mai morti della natura umana,
che offro come acqua preziosa,
come un fiume dove non ci bagnammo mai due volte,
ma che tanto sangue ha visto scorrere,
compongo in frammenti,
sentieri e strade,
fra scenari da non dimenticare,
fra vallate da ricordare,
fra case da contare,
fra sogni da numerare,
fra guerre da fotografare,
fra promesse fatte e altre…
appena scordate,
fra templi e monoliti scolpiti,
fra croci e cimiteri,
fra confini e tradizioni,
che si muovono in cartine nel sentimento di ciò che chiamano geografia,
dove ammutoliti guardiamo amori e rancori,
gioie e dolori,
inverni e sudori,
ghiaccio e fiori,
bestie e signori,
servi e padroni.
Fra una pagina e l’altra,
compongo i panorami muti alla vista,
dipingo i volti morti alla storia,
ricompongo le anime vive nella coscienza.
Fra una voce e l’altra,
fra una chiacchierata e l’altra,
con i miei illustri ospiti, converso con Pietro,
il mio amico Pietro,
a lui faccio tesoro, caro lettore …. se ve ne fosse qualcuno,
dei miei stati d’animo, e della coscienza che li compone,
del sogno che li anima,
della paura che li incita,
del coraggio che arma,
della preveggenza che li chiama.
Dell’oracolo che li implora,
dello sciamano che li prega,
del Cristo che li veglia,
dell’eretico che li implora,
del Budda che li osserva,
di Giuda che impreca,
del sacerdote che conta moneta.
Con lui, e solo con lui (il mio eretico Pietro),
lettori ammutoliti,
viandanti terrorizzati,
preti ubriachi,
soldati angosciati;
cerco il sano conforto della dialettica,
quella a noi negata.
Quell’oste allegra che dona sollievo e conforto,
alla speranza e un po’ di linfa che chiamano vita.
Quella bevanda sacra,
che accompagna
il felice e ingordo pasto del viandante affamato,
su per queste difficili vie, per questi agitati mari.
Per quelle lontane cime,
per quei fari dimenticati.
Quella sete di ridere e raccontare la vita,
quella fame di tacitare il ventre del ricordo divenuto rancore,
quel piacere di immaginare vista ed odori,
con ugual appetito alla stessa tavola della storia.
Alla stessa tela del quadro,
cui vorremmo dipingere un panorama degno della cornice,
di ciò che chiamano tempo e denaro,
geografia e storia.
Allo stesso spettacolo,
dove molti si saziarono e videro,
altri piansero e morirono.
Allo stesso panorama,
dove componiamo la lenta stratigrafia della roccia,
poggiata su roccia,
pagina poggiata su pagina,
montagne incastonate nella fitta trama della natura,
che compone una lenta geologia,
tomi accatastati nel fitto bosco della parola,
e del pensiero che la precede,
in una infinita biblioteca che nominano sapere,
a cui ho dato l’onore e l’offesa di una luce prematura,
al pensiero ed al gesto dell’uomo (classificato) evoluto.
Dove conservo pretesa, e con essa l’ambizione,
di perdermi in questo grande mare,
dove il navigare non mi è facile.
Dove il raccontare non è propizio alla natura dei tempi.
Ma spingo la vela, arranco su per il sentiero.
Spero così, che ciò che non si concilia con il tempo,
sposerà serena verità di un passato mai morto,
nell’Universo nascosto e raccolto dove ogni sogno non è mai morto,
ed ogni illusione diviene una stella,
ogni speranza una nuova terra.
Ciò che è immagine,
combatte nella difficile crosta di terra,
di ciò che è spirito.
Non vendo l’anima,
nel ricco mercato prima del tempio,
non vendo Cristo ai nuovi sacerdoti della casta,
non incido immagini prima della scrittura,
e parole prive di filosofia,
perché il Sogno che difendo,
è prima dell’immagine e della parola,
del pensiero e la coscienza,
dell’istinto e dell’azione.
Atemporale al tempo e al luogo,
eterno come l’anima e quel Dio che la compone,
imperscrutabile come quell’onda che avvolge,
come la particella che penetra.
Come la vita che avanza.
Immutabile e perfetto,
come la simmetria che precede il tutto.
Così caro Pietro,
siamo diventati un algoritmo di memoria
in un circuito prestampato,
in una connessione super-veloce,
ricomposto su uno schermo ultrapiatto,
digitato dall’uno all’altro polo di un nuovo mare,
osservato dall’uno all’altro occhio di questo oceano.
Deriso o contemplato su ogni terra,
ed isola che questa Odissea ci comanda.
Siamo tornati nel difficile viaggio dell’umanità,
di nuovo frammenti apparentemente scomposti,
di antico e immutato sapere,
di intuizione,
lasciata scorrere nella nuova geografia che si forma,
ogni volta e per tutte le volte,
che l’infinito e perfetto compone nel grande oceano dell’Universo,
nel vasto mare del sapere,
ogni volta e per sempre bruciati,
al rogo di ciò che intuimmo in ‘infiniti mondi’.
Ho raccontato di te, Pietro,
ed ho subito i patimenti e conosciuto l’ingiuria,
e con essa l’ingiustizia,
che pagò il tuo ed il mio pensiero.
Pagammo con la vita,
la nostra umile conversazione,
pagammo con l’inganno la vera intuizione,
morimmo a stento in quell’aula,
in quella bottega,
nel mulino della grande visione,
del sogno che diventa verità,
del pensiero che diventa realtà,
del Dio che compone la sua Terra.
Pagammo con l’offesa e con essa l’umiliazione,
con il rogo del sacrificio,
con le risa dell’inganno,
con il sangue della guerra,
con la privazione di una casa,
di una famiglia,
di una verità.
Non ci fu concessa in questo mondo che creammo,
non ci fu permessa in questo Universo che preghiamo,
non ci fu lasciata possibilità di spiegare,
fra un’anima e l’altra che incarniamo.
Non ci fu possibile sognare,
non ci fu possibile parlare,
piangere e ascoltare,
il suono che avevamo composto:
vento che agita,
acqua che penetra,
ghiaccio che parla,
fuoco che urla.
Non ci fu possibile ascoltare il suono scomposto prima,
ordinato poi,
di ciò che è pensiero non ancora parola;
divenimmo parola poi,
quando in cima alla montagna,
al largo di quel mare,
urlavamo all’idea divenuta creazione,
componevamo il pensiero divenuto frammento,
pregavamo allo spirito divenuto materia,
celebravamo,
luogo tempo e verità in oscure caverne,
in sperduti anfratti,
in segreti luoghi,
sognavamo il sogno prima del sogno,
per questa anima inquieta,
e per suo Dio che la canta,
pagammo con la vita per aver osato la verità.
Siamo morti tante volte Pietro,
su quel sentiero,
in quella strada,
nell’immenso grande mare,
siamo rinati altrettante vite,
nella testimonianza di ciò che lasciammo e scrivemmo,
ricomposto in frammenti che scriviamo e abbiamo scritto,
secoli e millenni fa.
Così,
fra un Universo e l’altro di un anima che li ha composti,
scopriamo un Dio che li ha pensati,
e di una realtà mai una verità,
che li ha uccisi e dimenticati.
Hanno composto così la geografia,
nel quadrante della storia che non ci appartiene;
hanno sacrificato così il pensiero
che non vogliono,
ed il sogno che non desiderano,
perché fra desiderio e volontà c’è un baratro non compreso,
fra spirito e materia, c’è una immensa linea stratigrafica,
fra il divenire e l’essere,
che muove la terra,
che segna la crosta,
che cambia la vita.
Ciò che eravamo e non siamo più,
ciò che è, ma è mutato fra il sé originario e immutato,
e il lento divenire,
di questa grande geologia che è fuori e dentro noi.
Ma prima è dentro noi, poi lentamente creata.
Questo sogno antico che non riusciamo più a sognare,
questo pensiero primo che non riusciamo più ad afferrare,
questo Dio che non riescono ad immaginare.
Quando sognammo, il sogno comune della vita,
il geroglifico della creazione,
avevamo tanti nomi diversi, ma tutti simmetrici fra loro.
Avevamo volti diversi,
ma medesime linee sul corpo,
sulla roccia,
sulla terra.
Stessi graffiti, stesse intuizioni, stesse paure, angosce …e visioni.
Uguali stupori, stessi tremori, e sogni premonitori.
Ci siamo dati nomi diversi, ma un solo intento ci unisce,
ci siamo inchinati agli stessi dèi,
celebrato la stessa fonte di vita,
adorato il fuoco,
interrogati sulla pietra,
ascoltato il vento,
contemplato per millenni la nostra terra,
in un luogo e mille altri diversi.
Poi abbiamo ritrovato le parole,
sconnesse,
divinatorie,
allucinate,
senza apparente logica e nesso,
suoni multiformi prima, di stupore poi;
lo stupore è divenuto oracolo e intuizione del creato.
Stupore di tutto nel tutto,
dove a stento ci siamo formati,
stupore di quel cielo nero riflesso nelle acque,
stupore di poter uscire da queste,
per un qualcosa che assomiglia ad un arrancare,
poi ad un lento camminare,
in fine una corsa retta,
agile ed eretti su quelle che sembrano ora due gambe. (3)

Pietro,
abbiamo ripercorso assieme tutte queste tappe della memoria,
ci siamo visti e parlati migliaia di volte,
ti ho riconosciuto negli occhi di tanti esseri animati e non,
la tua anima ha vagato così a lungo ed è ovunque,
che ogni volta trovarti mi par cosa così facile,
che gli altri,
i savi…dicono,
ci guardano inorriditi, stupefatti, schifati, preoccupati,
ed in onor della loro grande ed immensa rettitudine,
che ci accompagna per milioni di anime più sfortunata della tua,
debbo ritrovare e scavare nella memoria.
No! Pietro,
non è un semplice lavoro di archeologi della terra e della mente,
non è solo un’opera da eruditi fuori dal tempo, disadattati alla vita,
non è solo un fuggire a ritroso per non vedere il futuro,
respirare il presente,
che puntualmente celebriamo nel tempio che divide Dèi ed uomini.
Perché troppo spesso,
in questo sognare ci siamo sentiti esseri di altri universi,
pensieri di altri mondi,
luce prima della luce,
né onda né particella.
Qualcosa di indefinito e incomprensibile nello stesso tempo e luogo,
quando tempo e luogo sono ancora nella nostra mente,
e vederli pian piano comporsi, per poi dissolversi,
lasciandoci soli in quello che altri,
nel pieno della loro luce,
chiamano con nomi innominabili,
con frasi e gesti ripetuti nella costanza del loro tempo,
con una precisione meccanica,
che nulla ha dell’universale che pregano,
cantano e celebrano.
Medesimi gesti,
urla,
imprecazioni,
accuse,
umiliazioni,
morti e resurrezioni,
privazioni,
solitudini,
angosce e dolori.
Visioni che ci chiamano a custodire la memoria.
Spiriti che ci vogliono custodi di un sogno lontano,
e non ancora del tutto svelato. (4)

(Gao Xingjian, La montagna dell’Anima  & G. Lazzari, Frammenti in Rima)








        










venerdì 7 luglio 2017

UNA LETTERA (Seconda Parte)




































Precedente capitolo:

Per chi non avvezzo alla Verità...














...QUINDI IL VALORE ECONOMICO PERSEGUITO è determinato dalle risorse naturali GIACENTI (che sono la fonte dell’energia a cui nostro malgrado dobbiamo rivolgerci per determinare le nostre capacità economiche), ed in base alle nostre scelte energetiche determiniamo UN MAGGIORE O MINORE LIVELLO DI BENESSERE REALE E NON VIRTUALE; uno sfruttamento eccessivo, questo ci  insegna sia la storia che l’economia, di determinate risorse e il loro incontrollato utilizzo, a dispetto di altre, possono causare sia uno squilibrio ambientale e sia un fattore fondamentale di INQUINAMENTO che scatena un processo irreversibile di alterazione climatica che tende poi a destabilizzare un equilibrio preesistente.



Il fattore climatico appartiene, con le costanti, già accertate, di CAOS, ad uno di quei motivi che favoriranno a creare quei momentanei esempi di - SCHIZOFRENIA - meteorologica a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni. Quindi il livello reale di EVOLUZIONE: sociale, ambientale ed economico, è dato in un lasso di tempo INVERSAMENTE PROPORZIONALE alla industrializzazione raggiunta ed al conseguente benessere economico apportato rispetto al - PRIMITIVO - stato originario dell’ambiente occupato.

Minori i tempi, ed OBSOLETE le fonti energetiche, e sempre maggiori saranno i tempi per ristabilirne gli equilibri preesistenti che determineranno in seguito un benessere economico reale, il quale poggia su reali fondamenta. Logicamente questo discorso, è applicabile soprattutto ai grandi PROMOTORI INDUSTRIALI, che sono il cuore della nostra economia.
Se consideriamo che l’industria automobilistica è una delle più potenti multinazionali mondiali, dovremmo pensare che il nostro benessere è raggiungibile nel momento in cui vedremmo modificati i parametri organizzativi di alcune strutture industriali per concepire un prodotto compatibile con l’ambiente in cui esso si deve misurare.




PER COMPATIBILE si intende innanzitutto un suo duraturo impatto con l’ambiente in cui deve coabitare, quindi si deve tener conto di fondamentali caratteristiche che possono e devono essere confacenti con le risorse dell’ambiente che è il motore principale ed unico di questa operazione.
L’ambiente ci fornisce energia in diverse forme, e noi dobbiamo restituirla con il minimo danno ambientale. Se non vorremmo vedere sconvolti in maniera irreversibile gli equilibri che ci insegnano le leggi della fisica. Il surriscaldamento del pianeta, e questo lo insegna soprattutto la glaceologia, non avviene in un lasso di tempo breve come quello che potremmo misurare da una fase all’altra del respiro stagionale di un ghiacciaio, ma impiega un tempo assai vasto, ed è conseguenza di diversi fattori climatici naturali. Al contrario dell’attuale fenomeno che coinvolge NELLA SUA INUSUALE MANIFESTAZIONE, in pari misura, ghiacciai e non, in una spirale di connessioni aliene agli equilibri della natura.
Quindi la ricerca si deve sforzare di tener presenti questi fattori, che possono non essere compatibili con interessi economici più pressanti rispetto a quelli di più breve durata che sono quelli di alcuni stati produttori di energia prima, come il petrolio, che determinano una precisa strategia economica e politica. Determinate situazioni politiche, le quali influenzano uno stato di equilibrio sociale in quei paesi ricchi di petrolio, sono legati per il loro sviluppo a questa fonte di energia fin tanto che non decidono di rinnovarsi verso un progetto di compatibilità. Ed insieme ad essi trovano numerosi paesi industrialmente avanzati che si scontrano sugli stessi interessi.




L’Europa, gli Stati Uniti, e la Cina, sono direttamente coinvolti in questo discorso, dove l’apparenza ci porta ad esaminare ragioni di futile odio religioso o di semplice geopolitica territoriale, in realtà regnano sovrani interessi corporativi di intere economie. Chi determina questa mancanza di equilibri sono coloro che hanno un interesse specifico affinché una intera linea politica si SFALDI VERSO IL CAOS, consentendo un progressivo controllo di altrui economie, non dimentichiamo che alcuni dittatori trovano il loro maggior profitto da questo stato di cose e quindi di un veloce arricchimento di pochi a danno di molti, condizioni standard di brevi o lunghe dittature ad uso di paesi democratici e civili.




Quindi benefici e condizioni economiche favorevoli con una linea politica più confacente con gli interessi dei singoli Stati coinvolti, scadendo di fatto in quella illusione da laboratorio di una economia VIRTUALE, decisa a favore dei più ricchi, mentre i valori ottenuti nel REALE per entrambe le parti coinvolte vanno gradualmente peggiorando.
L’economia virtuale è quella che ci accompagna ora, nella quale l’illusione di una probabile evoluzione non fa i conti con uno dei tanti disastri a cui nostro malgrado siamo costretti ad assistere, imputando responsabilità al di fuori della nostra portata. Essere ciechi e sordi di fronte a ciò, significa essere irrazionali oltre che INVOLUTI.




La RAZIONALITÀ ci insegna innanzitutto a constatare i fatti, e non convincersi, nostro malgrado, che la realtà che siamo chiamati a vivere ogni giorno coinvolge altre dinamiche rispetto a quelle certe e vere che sono quelle di una natura di cui abbisogniamo e abbisogneremo per sempre fin tanto che dovremmo vivere con le leggi che la governano e l’hanno governata per millenni. 

(Il curatore del blog; le composizioni grafiche sono opera di: Tatiana Plakhova)   


















giovedì 6 luglio 2017

I SOGNI DI JONATHAN: pellegrinaggio nella Natura (2)





































Precedente capitolo:

Pellegrinaggio nella Natura (1)

Prosegue in:

I sentieri di Jonathan (3)













.....gioco, e tutto il mio corpo era in tensione come quello dei nostri antenati cacciatori……

(con una differenza, io non sono un cacciatore, ma evoluto nella sostanza e ciclicità della Natura, certo debbo sopravvivere nelle regole e ragioni della Natura, nella legge del più forte, altrimenti anche in tutta questa bellezza perirei, ma so dissetarmi al ciclo delle nascite nell’ipotesi dello Spirito, ed anche se il mio corpo ha fame, se il mio sangue abbisogna di nutrimento, so appagare e nutrire il mio Spirito con ciò di cui l’umile foresta sa offrirmi che non sia cosa viva, quella la consegno al giudizio ed al suo Pensiero, Pensiero di un Primo Dio, perché so che ogni essere che si muove una sua Parola. La volpe che mi scruta, il lupo che mi segue, le sentinelle che mi guidano, alte nel cielo. Ogni movimento, ogni battito d’ali, ogni orma è una sua invisibile Parola, ogni sospiro di vento una invisibile simmetria della sua Opera. Una voce specchio dell’Ingegno e dell’umano in Lui evoluto e in questa Natura cresciuto. Benvenuta, dunque, volpe che mi spia, da qualche parte un essere evoluto è in grado di imitare il tuo passo astuto, ma te sei Natura, lui un essere non del tutto cresciuto nel pensiero in te evoluto. Benvenuto lupo, tu predatore della foresta, vivi quale Eretico senza rimorso e ritegno e l’odio dell’uomo è la tua pena perché hai adorato la Natura e la sua voce ti ha insegnato una lingua senza perdono e clemenza. Il gregge che divori sai composto da un Secondo Dio, non conosce l’esilio della Verità al capezzale del suo falso progresso condito con qualche preghiera. Per questo divori, e riflesso nel tuo occhio lo specchio del suo, non del tuo scempio. Nell’occhio il ricordo del rogo, nello Spirito il martirio sacrificato alla verità di chi pensano senza Dio, da chi prega un falso Dio. Benvenuto Pensiero che voli libero ed alto nel cielo, sentinella e messaggero, senza la tua Parola non potrei scrivere la Rima, senza il ramo antico su cui posi il tuo sorriso come una vita passata e una speranza futura, io non potrei rinascere alla tua eterna ora. Benvenuta morte, riflessa nell’occhio, illumina il cielo, quello che pur non sapendo ogni essere contempla e prega, pensiero muto di un Dio per sempre taciuto!)




….Questo progetto mi ha cambiato.
Sento il ricordo ridestarsi (come vite passate…) quando rivisito i luoghi dove le fotografie (se furono e sono fotografie..) sono state scattate. Le emozioni provate nel momento che fisso il Pensiero nell’Eternità dell’atto. Questo esercizio rituale rivolto alla Natura, (non nella ricerca della preda, nell’espressione consueta del cacciatore che sazia la fame, o peggio che sazia l’istinto represso sfogando nell’esercizio della violenza la sua Natura corrotta, ma nella muta contemplazione di ciò che siamo eravamo saremo e diventeremo). Questo esercizio mi ha fatto ricordare cose che avevo dimenticato e mi ha guidato verso reconditi significati di Preghiera e di omaggio: una personale mitologia che celebra la vita, segna una svolta della mia carriera e rende onore al ciclo della Natura in questa foresta espressione di vita.




Le due ultime fotografie – il sole allo zenith appena sopra l’orizzonte nel giorno più corto dell’anno, la foresta illuminata dalla luna appena dopo la mezzanotte nella notte più lunga dell’anno – indicano la conclusione del mio progetto e l’antica misura di un periodo di Tempo che non abita nei nostri calendari. E’ una terza stagione tra l’autunno e l’inverno; i frutti di carne e di fibra sono maturati nell’estate, e la vita si fa tenue, anche malinconica. Secondo gli antichi miti norvegesi, il sole era sempre di fretta, incalzato attraverso i cieli da un lupo chiamato ‘Skoll’, che avrebbe finito per catturarlo. Anche la luna è inseguita da un lupo, ‘Hati’, che alla fine dei tempi la divorerà.
Così il Tempo corre, con i lupi alle calcagna!




Per uno come me, che ha passato tanta della sua vita a inseguirli c’è senz’altro dell’ironia nel fatto che siano ora loro, incalzando il Tempo, a farmi affrettare verso il traguardo finale. Anche se uso strumenti moderni, io sento che il mio lavoro è imparentato con quello degli antichi artisti che, alla fiamma fumosa di candele di sego crearono le loro pitture rupestri di Lascaux. Nessuno saprà mai perché composero quelle scene meravigliose, ma io sospetto che, nello sforzo di sopravvivere alla Natura, quelle antiche genti avevano capito che dovevano diventare tutt’uno con essa.
Con animo colmo di rispetto, io ripeto oggi quella comunione, incalzato solo dalla luce di un veloce, famelico giorno.

(Jim Brandenburg per Airone, Novembre 1998; nelle parentesi riflessioni del curatore del blog)