giuliano

venerdì 8 settembre 2017

GHIACCIO ESCHIMESE (5)



















Precedenti capitoli:

Alle origini del moderno ambientalismo (4)  &

L'Universale singolare (3)














In una precedente opera , analizzando il compito delle idee nell’evoluzione dei popoli, abbiamo dimostrato che ogni civiltà deriva da un piccolo numero di idee fondamentali raramente rinnovate. Abbiamo esposto come tali idee si radichino nell’animo delle folle, con quale difficoltà vi penetrino e quale potenza sviluppino dopo esservi penetrate.
Abbiamo pure dimostrato che le grandi perturbazioni storiche derivano, nella maggior parte dei casi, dai cambiamenti di queste idee fondamentali. E poiché abbiamo già trattato a sufficienza circa questo argomento, non vi ritorneremo sopra, e ci limiteremo nel dire qualcosa sulle idee accessibili alle folle, spiegando in quale forma esse le concepiscono.

Tali idee si possono dividere in due classi.

Nell’una, metteremo le idee accidentali e passeggere create sotto l’influenza del momento. L’infatuazione per un individuo o per una dottrina ad esempio.




Nell’altra, le idee fondamentali che acquistano grande stabilità grazie all’ambiente, all’ereditarietà e alla pubblica opinione. Un tempo le idee religiose, oggi le idee inerenti al benessere economico del singolo e non certo dell’intera collettività, in pratica l’economia riflessa nel progresso, fede di questo secolo.
Le idee fondamentali potrebbero essere paragonate alla massa d’acqua di un fiume che scorre lentamente. Le idee passeggere invece somigliano alle piccole onde, sempre mutevoli, che increspano la superficie e che, pur non avendo importanza reale, sono più appariscenti apparenti virtuali ingannevoli della corrente stessa del fiume…

Ai giorni nostri, le grandi idee fondamentali di cui hanno vissuto i nostri padri appaiono sempre più barcollanti e nello stesso tempo le istituzioni, che su tali idee poggiavano, sono profondamente scosse. Al momento attuale, si stanno formando molte di quelle piccole idee transitorie cui accennavo più sopra e su cui  sorprendentemente si poggia l’humus culturale di questa nuova economia o peggio ancora mitologia.

Ma poche, in verità tra esse, sembra acquistare un’influenza preponderante.

Le idee suggerite alle folle (ed ai loro portavoce) possono diventare predominanti soltanto se rivestono una forma semplicissima, che per di più sia traducibile in immagini… Infatti nessun legame logico, d’analogia o di suggestione, collega tra loro queste idee-immagini; esse possono pertanto sostituirsi l’una all’altra come le lastre della lanterna magica che l’operatore toglie dalla scatola dove erano conservate una sull’altra.




Possiamo dunque vedere che, nelle folle, si avvicendano le idee più contraddittorie (la politica e l’intera sua dottrina si poggia su questo humus): seguendo l’impulso del momento la folla sarà influenzata dall’una o dall’altra delle diverse immagazzinate nel suo cervello e commetterà, di conseguenza, gli atti più disparati. E l’assenza totale di spirito critico non consente ad essa di notare le contraddizioni.

Le idee non possono essere accettate dalle folle che dopo aver assunto una forma molto semplice – devono spesso subire le più complete trasformazioni prima di diventare popolari. Quando si tratta di idee filosofiche o scientifiche un po’ più elevate e profonde della media, si può constatare immediatamente (grazie alla violenza subita l’ambiente ed il suo cantore ne sono vivi testimoni) la profondità delle modificazioni che sono loro necessarie oppure negate per scendere, di strato in strato, fino al livello delle folle, per il solo fatto di arrivare alle folle (ed i pennivendoli con tutta la loro casta sanno bene quel che dico) commuoverle oppure al contrario eccitarle nel proprio istintivo odio, debbono essere private di tutto ciò che le rendeva elevate e grandiose.




Il valore gerarchico - ed aggiungo - genetico di un’Idea è d’altronde senza importanza, non nutrito cioè da quel legame con quel mondo abitato cui le folle lo rendono civilizzato oppure al contrario morto sudario e calvario…
E aggiungiamo ancora: non bisogna d’altronde credere che basti dimostrare l’esattezza di un’idea affinché questa produca gli effetti desiderati, gli odierni tempi civilizzati sono stracolmi di tante troppe demenze e pubbliche deficienze…

Comunque non si può escludere in modo assoluto che le folle siano influenzabili dai ragionamenti. Ma gli argomenti che esse impiegano ed accolgono appaiono, dal punto di vista logico, d’un ordine talmente inferiore che soltanto per analogia possono essere definiti ragionamenti. I ragionamenti inferiori delle folle, come i ragionamenti elevati, sono basati su associazioni: ma le idee che le folle associano, hanno tra loro soltanto legami apparenti di somiglianza o di successione. Si collegano tra loro come quelle di un eschimese, il quale, sapendo per esperienza che il ghiaccio, corpo trasparente, si scioglie in bocca, ne deduce che il vetro, corpo pure trasparente, deve ugualmente fondersi in bocca….




Gli oratori e non solo loro che sanno maneggiare le folle, ricorrono sempre ad associazioni di questo tipo. Una catena di ragionamenti rigorosi sarebbe totalmente aliena alle folle e per questo è concesso dire che esse non ragionano o ragionano a vuoto, e non sono influenzabili da un ragionamento. L’oratore e non certo solo lui in rapporto intimo con la folla sa evocare le immagini che la seducono, ed inutile aggiungere che l’impossibilità di ragionare nel modo giusto priva le folle di ogni spirito critico, vale a dire della capacità di discernere la verità dall’errore e di formulare un giudizio preciso sul proprio ed altrui libero arbitrio accompagnato al diritto o almeno prenderne la dovuta coscienza…      




























mercoledì 6 settembre 2017

NELL'ANIMA COLLETTIVA (2)





















































Precedente capitolo:

Coscienza e vita

Prosegue in:

L'Universale singolare (3)














Nell’anima collettiva, le attitudini intellettuali, si annullano. L’eterogeneo si dissolve e i caratteri inconsci predominano.
Questo patrimonio di caratteri ordinari ci spiega perché le folle non sono in grado di compiere atti che esigano una grande intelligenza. Le decisioni di interesse generale prese da un’assemblea di uomini illustri, ma di specializzazioni diverse, non sono molto migliori delle decisioni che potrebbero essere prese in una riunione di imbecilli. In effetti, quegli uomini illustri sono in grado di associare soltanto le mediocri qualità da tutti possedute. Le folle non accumulano l’intelligenza, ma la mediocrità.
Si ripete spesso che non tutti sono più spiritosi di Voltaire. Voltaire è certo più spiritoso di tutti se questi ‘tutti’ rappresentano la folla. Se gli individui in folla si limitassero a fondere le qualità ordinarie, otterremmo semplicemente una media e non, la creazione di caratteristiche nuove.
Come nascono queste caratteristiche?
Lo studieremo ora.
Diverse cause determinano la comparsa dei caratteri specifici delle folle.




La prima è che l’individuo in folla acquista, per il solo fatto del numero, un sentimento di potenza invincibile. Ciò gli permette di cedere ad istinti che, se fosse rimasto solo, avrebbe senz’altro repressi. Vi cederà tanto più volentieri in quanto – la folla essendo anonima e dunque irresponsabile – il senso di responsabilità, che raffrena sempre gli individui, scompare del tutto.

Una seconda causa, il contagio mentale, determina nelle folle il manifestarsi di speciali caratteri e al tempo stesso il loro orientamento. Il contagio è un fenomeno facile da constatare ma non ancora spiegato, e da porsi in relazione con i fenomeni d’ordine ipnotico che studieremo tra poco.  Ogni sentimento, ogni atto è contagioso in una folla, e contagioso a tal punto che l’individuo sacrifica molto facilmente il proprio interesse personale all’interesse collettivo. Si tratta di un comportamento innaturale, del quale l’uomo diventa capace soltanto se entra a far parte di una folla.  

Una terza causa, di gran lunga la più importante, determina negli individui in folla, caratteri speciali, a volte opposti a quelli dell’individuo isolato. Intendo parlare della suggestionabilità, di cui il contagio citato più sopra è soltanto l’effetto. Per comprendere tale fenomeno, dobbiamo tenere presenti alcune recenti scoperte della fisiologia. Oggi sappiamo che un individuo può essere messo in condizioni tali che, avendo perso la personalità cosciente, obbedisca a tutti i suggerimenti di chi appunto tale coscienza gli ha sottratta, e commetta le azioni più contrarie al proprio temperamento ed alle proprie abitudini.




Orbene, osservazioni attente sembrano provare che l’individuo immerso da qualche tempo nel mezzo di una folla attiva cada  – grazie agli effluvi che dalla folla si sprigionano, o per altre cause ancora ignote – in uno stato particolare, assai simile a quello dell’ipnotizzato nelle mani dell’ipnotizzatore. Un individuo ipnotizzato, dato che la vita del suo cervello rimane paralizzata, diventa schiavo di tutte le attività inconsce, dirette dall’ipnotizzatore a suo piacimento. La personalità cosciente è svanita, la volontà e il discernimento aboliti.
Sentimenti e pensieri vengono orientati nella direzione voluta dall’ipnotizzatore…
Tale è press’a poco la condizione dell’individuo che faccia parte di una folla…
Non è più consapevole di quel che fa. In lui, come nell’ipnotizzato, talune facoltà possono essere spinte a un grado di estrema esaltazione mentre altre sono distrutte. L’influenza di una suggestione lo indurrà con irresistibile impeto a compiere certi atti. E l’impeto risulterà ancor più irresistibile nelle folle piuttosto che nel soggetto ipnotizzato, giacché la suggestione, essendo identica per tutti gli individui, aumenta enormemente poiché viene reciprocamente esercitata.




Gli individui che in una folla siano dotati di una personalità forte per resistere alla suggestione sono troppo pochi e vengono trascinati dalla corrente. Al massimo potranno tentare una diversione con una suggestione diversa. Una parola ben scelta, un’immagine evocata al momento giusto hanno talvolta distolto le folle dagli atti più sanguinari. Annullamento della personalità cosciente, predominio della personalità inconscia, orientamento determinato dalla suggestione e dal contagio dei sentimenti e delle idee in un unico senso, tendenza a trasformare immediatamente in atti le idee suggerite, tali sono i principali caratteri dell’individuo in una folla.

Egli non è più se stesso, ma un automa incapace di esser guidato dalla propria volontà.

Per il solo fatto di appartenere a una folla, l’uomo scende dunque di parecchi gradini la scala della civiltà. Isolato, era forse un individuo colto; nella folla, è un istintivo e dunque un barbaro. Ha la spontaneità, la violenza, la ferocia ed anche gli entusiasmi e gli eroismi degli esseri primitivi…




…L’individuo della folla è un granello di sabbia tra altri granelli di sabbia che il vento (del potere totalitario dell’economia) solleva a suo piacimento. Ecco perché vediamo una globalità sociale emettere verdetti che il singolo disapproverebbe. Ed un’assemblea parlamentare adottare leggi e provvedimenti che ciascuno dei suoi membri condannerebbe in privato…

…Ne consegue che attribuiamo alla parola moralità il significato di rispetto costante di certe convenzioni sociali e di repressione permanente degli impulsi egoistici, è evidente che le folle sono troppo impulsive e troppo mutevoli per essere sensibili ai problemi morali tanto le folle quanto i loro rappresentanti in tutte le istituzioni…

I rari psicologi che hanno studiato le folle, lo hanno fatto soltanto dal punto di vista criminale, e, notando quanto i delitti siano frequenti, hanno attribuito alle folle un livello morale molto basso.

Senza dubbio spesso è così.

Ma perché?




Semplicemente perché gli istinti di ferocia distruttiva sono residui di età primitive assopiti nel fondo di ciascuno di noi. Per l’individuo isolato sarebbe pericoloso il soddisfarli; ma per l’individuo che si trova nel mezzo di una folla irresponsabile, dove l’impunità è assicurata, non ci sono ostacoli alla libertà di seguire quegli istinti.
Dato che abitualmente non possiamo dare sfogo agli istinti distruttivi sui nostri simili, ci limitiamo a soddisfarli sugli animali. La passione per la caccia e la distruttività dell’ecosistema da loro abitato e la ferocia delle folle derivano da una medesima fonte.
La folla che fa lentamente a pezzi una vittima indifesa dà prova di una crudeltà infame oltre che codarda; ma non tanto dissimile, per il filosofo, da quella dei cacciatori che si radunano a dozzine per godere lo spettacolo di un povero cervo dilaniato dai cani.
Se la folla è capace di uccidere, di incendiare e di commettere ogni sorta di crimini, è pure capace di atti di sacrificio e di disinteresse molto più elevati di quelli che son di solito compiuti dall’individuo isolato…

















venerdì 1 settembre 2017

PREGHIERA NEL BOSCO (2)


















Precedente capitolo:

Preghiera nel bosco (prima parte)

Prosegue in:

L'altro versante della montagna














Cosa abbiamo imparato
nel breve profilo inciso
sovrintendere ricchezza e principio
alla borsa di ogni Tempio:
dettare materia confusa
barattata al mercato
privato del vero Tempo

Cosa abbiamo imparato
regolare l’Elemento
nel rogo di questo loro Tempo
confondere cenere al vento:
il valore della nuova moneta
disegnare profilo assente allo Spirito
nella materia inciso

Cosa abbiamo imparato
da questa foglia che brucia
sudare paura
e con lei l’intera selva:
ricchezza sacrificata all’Elemento
nella morte prematura
di ogni Superiore Natura

Cosa abbiamo imparato
dalla confusa ricchezza
aggirarsi padrona di ogni via:
coniare falsa moneta
al rogo della Natura
donde tutto deriva
per sempre perduta

Cosa abbiamo imparato
all’alba della Storia
mentre ugual fuoco sale lento:
il cielo oscurarsi
l’aria suo Elemento abdicare ogni principio
e la morte ridere della breve gloria
nera sovrana senza alcuna Memoria

Cosa abbiamo imparato
da quei colori posati quale oro sospeso
all’alba del medesimo mattino:
foglie annunciare morte prematura
specchio della propria ordinata
infinita Natura assente alla parola

E un metallo confuso
ornare un falso intento ed ogni movimento

Cosa abbiamo imparato
da quell’acqua scorrere limpida e pura
coniare antica Memoria
principio di vita:
morte che la incatena
poi disperata la cerca
per ogni goccia persa
nel mercato del nuovo Tempo
ricolmo di ricchezza
privata dell’oro coniare falsa moneta
all’alba di ogni mattina

Cosa abbiamo imparato
al porto di ogni stagione persa
specchio dell’infinito Elemento
e Principio
nel fuoco rogo dell’ultima contesa
come una scommessa divenuta pretesa:
mare agitato di una guerra
privata del proprio Tempo
sfidare ogni Dio

Cosa abbiamo imparato
per ogni Rima e componimento
nel fitto di questo bosco
rogo di ogni principio
dettare la sua preghiera
come un Testamento:
Dio assente
al Vecchio e Nuovo
ancorato al porto della materia
nell’incompiuto verso
di chi nulla ha in vero compreso
nel valore del suo Sentiero di vita

Cosa abbiamo imparato
dalla tortura di questo rogo
mentre conio immateriale Sua Parola
incidere minacce alla foglia
divenuta Preghiera
e con essa Eresia
che non sia moneta
oro e principio di ogni alba
al tramonto della vita:
non regnare più Natura
nell’Anima di questa vita
che non sia moneta
principiare e confondere
ogni Dio

Cosa abbiamo imparato
nella quiete del Sentiero
dalla corteccia colonna di vita:
non dimorare principio
che non sia oro confondere la vita
per chi giammai ha goduto
della ricchezza all’alba di ogni mattina
nell’edificio eretto
specchio d’una falsa ricchezza

Cosa abbiamo imparato
da quel sospiro lieve
poi ululato di vento
fresco mattino
…poi calore d’inferno:
che non v’è degno comandamento
descrivere la spirale nell’armonia della vita
e chi interpretarne la corretta genealogia
parola di un Dio
arso al rogo di una dottrina
specchio d’una strana
ed incompresa economia

Cosa abbiamo imparato
dalla bellezza sovrintendere
ragione intelletto e saggezza:
non regnare più uomo
all’ombra della folta chioma
illuminato dalla ricchezza
donde tutto deriva

Cosa abbiamo imparato
dalla quiete ispirare saggezza antica:
non regnare più Sentieri e ricchezza
in questa strana via
al rogo di ogni Rima…


Cosa abbiamo imparato
al mutevole confine
di ogni Stagione al bosco della vita:
non dimorare più Tempo incidere
la propria moneta
ed il vero artista misurarne l’immensa ricchezza:
l’arte ricchezza di vita
confusa e barattata con falsa armonia
nel teatro della vita

Cosa abbiamo imparato
nell’ultima recita
al teatro di questa strana economia:
non regnare nessuna armonia
che non sia un rogo
rinnegare la vita

Cosa abbiamo imparato
nel gemito rinnegato e soffocato
di questa Natura
privata del Tempo dell’antica armonia:
non regnare ricchezza

che non sia falsa moneta….




  
   



    

lunedì 24 luglio 2017

GENTE DI PASSAGGIO: il vecchio Bruegel (Dateci dentro voi...) (96)




















Precedenti capitoli:

Le visioni dei folli &

Ognuno  &  Nessuno  &










Contro la politica di 'Giulio' (95/94)

Prosegue in:

Nessun superbo ama Dio (né la verità) (97)













Un'altra incisione del van der Heyden.
Vi compare la sigla 'Aux quatre Vents', quella della bottega del Cock.
Il disegno originale di Bruegel non è pervenuto; recentemente uno
studioso, il Wurtemberger, ha proposto di datare questa stampa al
1558; il Tolnay la ritiene invece di dieci anni posteriore. Il titolo che
è quello tradizionale, non rende giustizia ai Salvadanai di coccio, che
pure sono presenti sul campo di battaglia accanto ai Borsellini e alle
Casseforti, e vi compiono grande strage!
Si tratta, come chiariscono i versi latini e fiamminghi che accompa-
gnano l'immagine, di una satira delle forze che muovono (tutte) le
guerre: 'Mammona e omicidio, ora e sempre, sono una cosa sola e
indivisibile', commenta il Klein, e cita la limpida lettura del Barnouw:
'Tutte le guerre sono intraprese per avidità. Non sono i poveri a fa-
re le guerre, ma i ricchi che vogliono derubarsi a vicenda... Casse-
forti e barili pieni di ducati d'oro... Queste sono le forze che si scon-
trano su ogni campo di battaglia'.




Questo complesso contenuto è reso in forma d'immagine con una
trovata; Bruegel mette non i ricchi, ma le corrispettive masse di de-
naro a confrontarsi direttamente in campo; casseforti, borsellini e
salvadanai vengono rappresentati nell'atto di scontrarsi in una bat-
taglia paradossale, ma non per questo meno accanita, furibonda e
micidiale di quelle ingaggiate ordinariamente fra esseri umani.
La didascalia fiamminga, liberamente tradotta, dice:

DATECI DENTRO VOI BORSELLINI, SALVADANAI &
CASSEFORTI! TUTTI PER L'ORO E PER LE RICCHEZZE
VOI STATE COMBATTENDO IN SCHIERE. SE QUALCU-
NO LA RACCONTA DIVERSAMENTE, NON STA DICEN-
DO IL VERO; QUESTA E' LA CAUSA PER CUI CI BATTI-
AMO COME STIAMO FACENDO. ADESSO STANNO
CERCANDO IL MODO DI ABBATTERCI TUTTI QUANTI;
MA NON CI SAREBBERO DI TALI GUERRE, SE NON CI
FOSSE NIENTE DA RUBARE'.




Panciuti salvadanai di coccio, borsellini e casseforti, alcuni parzial-
mente umanizzati con teste, i più muniti di sole braccia e gambe u-
mane, si scontrano in una scena di battaglia che, per la vivacità del
movimento, l'irruenza degli assalti, la composizione come sempre
ricca di episodi, e tuttavia mirabilmente compatta e unitaria, non ha
nulla da invidiare alle più riuscite rappresentazioni 'serie' di battaglia,
nel cui genere costituisce anzi, sotto questi aspetti di resa dinamica
e di unitarietà, una impeccabile esercitazione.
Gli oggetti inanimati (ben visibili come marionette mosse nel teatro
dell'assurdo... dove tutte le verità del mondo sono sovvertite e ca-
povolte...) ingaggiano la battaglia per la sopraffazione, ad essi incon-
sueta, con grande naturalezza (come bravi e diligenti mercenari..).
In questo ricordano i loro magici predeccessori (ecco per l'appunto
una riproposta di un vecchio post...), gli oggetti animati che si affac-
ciano tra la fauna infernale nelle Tentazioni di Bosch; i quali pur im-
possibili, si rendono credibili e ancora più allucinanti per la disinvol-
tura con la quale portano a spasso le loro anatomie assurde compo-
ste di parti animali, vegetali, e di oggetti combinati insieme.




Uguale naturalezza sembra animare qui Salvadanai e Borsellini, con
la differenza che non si tratta questa volta di dare forma d'immagine
ai mostri inquietanti partoriti dalla mente, o alla realtà stessa che, sol-
levata dalle forze del male, muove all'assalto dell'asceta tentato, ma
solo di sostenere quello che non vuol essere se uno scherzo grafico,
un paradosso per immagini, senza alcun corrispettivo nella realtà di
ogni giorno.
La battaglia tra Borsellini e Salvadanai è all'ultimo sangue; aste, spa-
de, spadoni e scimitarre trapassano, sventrano: il combattimento ha
i connotati di una carneficina, i cui episodi sono resi bizzarri dalle ca-
ratteristiche non umane dei personaggi.
... Nonostante questo modo di 'straniare' gli orrori della guerra attra-
verso i protagonisti non umani sembri deviare un soggetto tanto tra-
gico verso i canali della bizzarria e dello scherno, ancora una volta
ci pare che Bruegel, attraverso il canale non 'serio' e non 'eroico'
della 'drollerie', riesca a farsi portavoce di una denuncia tragica e a-
mara circa la mortalità universale (la carne e lo spirito...).....

(Vizi Virtù e Follia nell'opera grafica di Bruegel il Vecchio)
















venerdì 21 luglio 2017

DE UMBRA CICERONIS (Seconda parte)










































Precedenti capitoli:

De Umbra Ciceronis (1)














Uno scambio incessante, indispensabile immutabile ed immutato, perché è la vita.

Così mi accingo alla costruzione di questo Tomo in nome della Vita il quale pongo nell’insieme degli altri Tomi donde deriva e al di sopra di quelli non per superarli ma ravvivarne l’humus dell’intero bosco.

Ma siamo soggetti a molti rischi a troppi inganni…

Fra l’inizio e la fine ci sono dei perché come le punteggiature o virgole all’interno di un discorso. Più che di certi punti esclamativi, questi sono riduttivi. Mentre coloro che si soffermano su degli stili di vita, e modellano grazie ad essi tutta l’esistenza non convergono a degli interrogativi, bensì a delle pause più o meno lunghe negli intermezzi della frase, del discorso, dell’opera che si accingono a compiere ogni giorno fra quell’inizio e la certa (??) fine.

Si soffermano senza proseguire nel cammino, non compiono sforzi intellettivi per andare alla fonte della retta che corre da - A - e arriva a - B - .
Si sottomettono senza porsi in discussione ad infinite costruzioni dove trovano significato per la propria esistenza e quella degli altri, certi di essere alla fonte dei perché. Non si accorgono invece di essere fermi in interminabili pause storiche, che con il proprio operato tendono a ricomporre con puntuale precisione. Quante volte sottoponendoci alla umiliante visione (per l’essere umano evoluto) delle notizie che ogni giorno ci giuncono a conferma di questa teoria, ci accorgiamo che le pause, le punteggiature, le virgole tendono ad essere costanti insormontabili per il giusto progredire dell’essere umano. E tutti coloro che si dilettano in questo modo a concepire la grammatica della nostra esistenza, ne rallentano in verità la vera ascesa.





Così in questo spazio MULTIDIMENSIONALE ci accorgiamo che in realtà la  percezione tende a trascurare, per nostro limite, altre dimensioni. Quando immaginiamo una scala, in senso prettamente metafisico, tocchiamo per il vero le ragioni della fisica. Ma dobbiamo adoperare un’immagine surreale, che non corre verso l’alto, ma bensì cerca di distaccarsi da quel giogo di gravità (intesa questa sia in termine fisico che culturale) a cui siamo sottoposti.

Se pensiamo l’uomo, la storia da lui creata e lo spazio occupato (con i risultati raggiunti da quando riscontriamo i segnali della sua presenza) su questa terra, ci accorgiamo che per rispondere ad alcune domande circa il suo operato dobbiamo rivolgerci ad altre scienze. Sia i risultati ed i traguardi raggiunti, sia le nefandezze compiute nei secoli possono essere spiegati con le scienze che conosciamo, così siamo sicuri dire e pensare fra una pausa e l’altra. Vi sono in realtà insufficienti argomentazioni attendibili circa i temi trattati da talune discipline per svelare la natura umana: dobbiamo cercare, così come faremmo nel cosmo, altri fattori per spiegare la vera essenza e provare a comprenderne le leggi che ne determinano lo sviluppo, il  carattere, l’indole.

…E procedere quindi alla costruzione o almeno al lavoro di cui legittimi eredi di un più probabile Dio impediti nell’Opera cui la Natura conosce la propria spirale specchio dell’intero Suo Universo…
(Da una lettera di Aldo…)




…La peste dello straccio iniziò a sconvolgere il mondo dei collezionisti verso il…

Un bacterio di origine incerta proveniente da chissà dove incominciò a diffondersi nel mondo occidentale, affettando ogni foglio di carta di stracci, e cioè ogni libro prodotto dal tempo di Gutenberg sino a circa la metà del XIX secolo, quando era entrata in uso la carta prodotta dalla cellulosa.
Una notevole beffa della sorte, perché sino ad allora era la carta prodotta dal legno che veniva considerata deperibile nell’arco di settant’anni, mentre in deperibile era considerata (e a giusto titolo) la carta prodotta dagli stracci. Ma già da tempo editori di tutto il mondo stavano producendo libri di pregio su ‘acid free paper’, e la carta da legno stava affermandosi come abbastanza capace di sopravvivere nel corso degli anni, tenendo testa a quella fresca e crocchiante dei più freschi incunaboli.
Così la situazione si stava però totalmente rovesciando: non solo la carta da legno diventava inattaccabile dal tempo, ma quella che costituiva la gloria degli stampatori dei secoli precedenti, nelle biblioteche di tutto il mondo civile, si stava letteralmente polverizzando sotto l’azione funesta del famigerato batterio…
(U. Eco)




…Possiamo solo consolarci del fatto che la completa devastazione non sia del tutto avvenuta. Cioè che l’annunciata Apocalisse non sia del tutto sopraggiunta anche se nel ricordo antico di un torchio rimembriamo l’antica avvisaglia contando i segni ed i numeri di una sicura fine… decifrati ed afflitti verso un Dio annunciare castigo e punizione per aver osato troppo sempre più di tanto di quanto concesso e permesso a quell’uomo evoluto e del tutto inconsapevole circa la meschina piccolezza e bassezza per ogni materiale conquista che non sia certezza di Natura…

La distruzione del mondo vivente dovuta alle normali attività umane quotidiane è, invece, come annunciato, già in atto!

Infatti stanno uccidendo soprattutto la vita non umana, ma sempre più spesso stanno anche causando la morte dei cosiddetti umani. E ciò sta accadendo semplicemente perché stiamo sommergendo il graduale degrado del pianete sotto i nostri consumi (quindi alla materia detta).

Stiamo sterminando i non umani e distruggendo i loro habitat nell’inutile tentativo di alimentare e sostenere la vita umana.




Stiamo trasformando le praterie, le foreste pluviali e le paludi in deserti sterili. Aumentando più il controllo sulla Natura al fine di migliorare l’esistenza umana, per ironia della sorte, stiamo progressivamente impoverendo la qualità della nostra stessa vita.

Ogni umano consuma nel corso della vita molte più risorse ed energia di quanto non facesse un tipico raccoglitore del periodo preagricolo. Ad esempio, se si considerano le risorse e l’energia prelevate dall’ambiente in una settimana da un occidentale medio per la propria casa, le proprie automobili ed il proprio stile di vita, esse molto probabilmente supererebbero di gran lunga quelle consumate da un raccoglitore del Paleolitico in un anno intero.
Se definiamo l’utilizzo dell’energia e delle risorse in termini di domanda individuale, possiamo calcolare quanto l’umanità attuale pesi sul pianeta. Se calcoliamo la domanda individuale media in tutti i Paesi del mondo, dai più ricchi ai più poveri, possiamo farci un’idea di quanto maggiore sia l’impronta ecologica di un essere umano oggi rispetto a quella di un individuo di 10mila anni fa, o solo di 500 anni fa.
Confrontando lo stile di vita di un occidentale medio rispetto al suo consimile del Bangladesh il rapporto è di uno a 50, cioè 50 volte superiore rispetto al terzomondista.

Fintanto che aumentano in maniera vertiginosa sia la popolazione umana che le sue irrinunciabili richieste, sempre più terre saranno sfruttate. Sempre più Natura annientata. Sempre più risorse verranno consumate, sempre più habitat naturali distrutti e sempre più vite non umane annientate.
Intere specie animali e vegetali stano estinguendosi come risultato diretto dell’intensificazione del pianeta. Ci sono sempre state estinzioni di specie dovute a cause naturali, ma quelle attuali causate dall’uomo stanno succedendosi ad una velocità parecchie centinaia di volte superiore rispetto al passato. Stiamo estinguendo specie ad un ritmo molto più elevato di quello con cui la Natura è in grado di produrne di nuove.
Alcuni biologi sostengono che stiamo bloccando l’evoluzione.




Che cosa stanno facendo?

Grazie alla spinta baconiana ad utilizzare scienza e tecnica per ‘migliorare la condizione umana’, stanno rapidamente distruggendo la nostra e vostra ‘condizione’, ovvero l’intero mondo che ci circonda.

Sicuramente è giunto il momento di ripensare l’ideologia del dominio…

Oggi rispetto al comune passato disponiamo di un’ideologia del dominio estremamente aggressiva, e viste le condizioni di progressivo degrado del mondo che ci circonda, è molto probabile che in futuro l’ideologia del dominio diventi ancora più aggressiva: cieca ed aggressiva, dato che i suoi fedeli sponsor e sostenitori continuano a indicarla come strumento utile per affrontare l’attuale crisi umana, sociale e ambientale.

Quindi non c’è da stupirsi se il suo comportamento sarà quello rilevato e rivelato nei libri di Storia circa il libero arbitrio perseguitato, e circa la visione di un  Primo o Secondo Dio pregato…

State pur certi che l’inquisitore e con lui l’ortodossa dottrina ben custodita…

State pur certi di riconoscere medesimo passo e Opera donde il rogo regnerà sovrano reclamare la morte dell’Eretico e con lui di ogni Verità perseguitata…

State pur certi la Storia compiere medesimo enunciato pur annunciandosi evoluta nella nuova tortura…

State pur certi la Verità confusa e barattata al Tempio di un medesimo Tempo nato… comporre Spazio e materia rinnegare e sacrificare ogni Principio e Dio…




Quindi è assolutamente necessario convincere la maggioranza dell’umanità che l’ethos dell’ideologia del dominio non rappresenta l’ordine naturale del mondo, e per quanto antica e radicata possa essere, anche questa falsa ideologia, ebbe un inizio e, dunque, può conoscere una fine.

Che sia una nuova Apocalisse non c’è poi tanto da stupirsene….

Che sia l’inizio della fine non c’è poi da meravigliarsene…

…Che sia la copertina di un antico Tomo già scritto e stampato non fa poi tanta meraviglia e chi Eretico per sua Natura scrutare Diavolo e Dio all’opposto di come la miniatura cingere l’ordine del dominio come sempre pregato…
(J. Mason)